Di domenica, prima del sacrificio

Questo è il periodo, o meglio, questa è l’epoca: confusa, violenta, con le giornate che si sciolgono in frammenti senza filo e le notizie che spaventano. Si vorrebbe pensare qualcosa, dire qualcosa, anzi: si è costretti a farlo, non si può non pensare, non dire. Ma ogni discorso è così parziale, così inadeguato…
Restano i versi, a volte e per grazia, a salvare la voglia di parlare e quella di guardare.

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Di domenica, prima del sacrificio

L’uomo col cancro che gli mangia in faccia
e che cammina – passo svelto, schiena china –
il corvo ciarlatore sbreccia l’aria.
Il passo è quello usato, da domenica mattina,
e nel cortile si raccolgono risate e chiacchiericci,
liste di fatti, parenti morti o in malattia –
o almeno che si sposino, che partoriscano.

Tu non sai niente, niente, di dolore e sofferenza.
Un libro forse, un eroismo estetico,
un groviglio di memorie a scaglie
unite in un romanzo.

Giustizia, non riparazione,
che il tempo non redime sé né noi
e il dato e il fatto, il preso e l’accaduto
non si scontano, si assumono.

Tu non sai niente, di dolore e sofferenza.
Mangia il tuo pane, questa felicità insincera,
finché fa notte almeno, fino all’alba,
al giorno.

(© Daniele Gigli – Condivisione autorizzata a fini non commerciali citando la fonte)