L’istante che muore e la gioia perentoria

Che cosa c’è in un istante? E quando ci lasciamo andare al famoso imperativo, davvero con quel carpe cogliamo solo un attimo? Cogliere l’attimo, goderne, non ha forse a che fare con tutto il passato che in quell’istante si raccoglie? E col futuro che da lì si promette?
Sono giorni chiassosi, questi ultimi, giorni di timori sottotraccia e di straniamento, stretti tra un domani che si mostra fragile come non sembrava poter essere e un oggi che aspetta inconsistente che infine tutto finalmente passi. Perciò fa un particolare effetto, sfogliando una vecchia antologia di poesia catalana comprata su una bancarella, trovare tra le poesie di Josep Carner dei versi intitolati Canzone della gioia perentoria. Fa specie perché i versi sono un malinconico accostarsi al tempo che passa, apparentemente così in contrasto con quel titolo così “gioioso”, così “perentorio”. Ma forse è poi questo, cogliere l’attimo: non accaparrare un brandello di allegria prima che il male incomba, ma godere dell’istante perché c’è – perché nel suo esserci nascostamente suggerisce l’eternità. Poter godere del qui e ora con tutto il prima e tutto il dopo, in attesa di un non-tempo che tagli obliquamente la linea del tempo.
Ma le poesie, l’arte, prima di essere vere sono belle. E anzitutto per la sua bellezza, Joe ha voluto tradurla e fissarla qui, in segno di grazie e di amicizia con Carner, con la sua vita, con il suo impegno.

Josep Carner, Canzone della gioia perentoria

Vedi il cammino senza alcun viandante
          e un orizzonte distante;
vorresti in una nuvola remare.
          Lìberati dall’incanto.
Vedrai che presto anche le rose
          si sfoglieranno.

Vedi il tuo volto, che fugge l’istante.
          La luce, e tenero l’amante,
dicono amore, né tu puoi
          alzarti raggiante.
Vedrai che presto anche le rose
          si sfoglieranno.

Il vento passa e porta via il mio canto,
          il fiume se ne va nel pianto;
persino l’erba su cui ti riposi
          dice ondeggiando:
Vedrai che presto anche le rose
          si sfoglieranno.

Ma né sospiri, né mura di diamante
          mai tratterranno
il fiume del tempo senza dighe
          che corre trionfando
e marcisce le vite, le rose
          sfogliando.

(© Daniele Gigli – Condivisione autorizzata a fini non commerciali citando la fonte)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: