“Potresti ospitare un gattino?

Eliot e Aldington, un’amicizia non solo di parole

Londra, ottobre 1921. Eliot ha sbroccato, infine, e dopo aver visto quello che pare essere il migliore specialista londinese di malattie mentali, accetta la prescrizione di tre mesi di assoluta solitudine e riposo. Eccolo allora partire, il 14 del mese, per le spiagge di Margate, dove intende restare almeno un mese prima di andare all’estero (al momento pensa a Montecarlo, in realtà andrà in Svizzera).

Le due settimane precedenti sono fitte di lettere in cui annuncia alle persone più care la propria imminente sparizione. Lettere in cui alla descrizione del proprio stato d’animo e delle proprie paure – su tutte il terrore di rimanere tre mesi solo con se stesso – si alternano questioni pratiche relative alla sua sostituzione in banca o come corrispondente della rivista americana «The Dial».

Ma tra tutte c’è una lettera che spicca, quella spedita a Richard Aldington il giorno prima della partenza. Una lettera in cui Eliot mostra tutta la riconoscenza verso l’amico: «È quasi incredibile che una tale generosità e amicizia possa esistere e voglio che tu sappia che la garanzia che una simile amicizia esista, è in sé un grande sostegno». Amicizie letterarie, certo, amicizie di parole. Eh, non solo. Perché Aldington – non propriamente un viandante sul mare di banconote – aveva fatto arrivare all’amico un assegno per aiutarlo a sostenere le spese da affrontare nel suo soggiorno curativo. Ed Eliot, cosciente di quanto Aldington si sia privato, non incassa l’assegno, ma propone di conservarlo in un posto sicuro e di usarlo solo in caso di estrema necessità, sempre che l’amico non ne avesse bisogno prima di lui.

Capito? Amicizia di parole? Amicizia d’ideale? No. Amicizia di parole, carne e sangue. Questi si prestavano i soldi l’un l’altro: pur non avendone, se li prestavano. Ma è a questo livello che si muovono i grandi ideali, infatti, ed è a questo livello che la massima rarefazione del pensiero torna a giungere: alla concreta condivisione del vivere.

Sarà perciò che Eliot, invece di incassare l’assegno, lo lascia lì, per chi prima dovesse servirsene. Ma se tra amici di lettere e d’ideale ci si può prestare dei soldi, si può importunarsi per molto meno: «Vorrei che Vivien partisse con me e andasse in qualche posto salutare. Se lo facesse, potresti ospitare un gattino cui siamo molto affezionati?» Del resto, è meno che fare un assegno. E come dire di no a un dolce gattino, se oltre che dolce «è un gran cacciatopi»?

(© Daniele Gigli per articolo e traduzione – Condivisione autorizzata a fini non commerciali citando la fonte)