Persona, comunità, vocazione

(Frammenti per un immaginario – I)

Il 20 febbraio del 1963, a meno di cinquant’anni, Ferenc Fricsay lasciava questa terra ucciso da un cancro. Per ricordarlo, la tv tedesca mandò in onda un video di pochi anni prima, le prove in cui un Fricsay già molto malato dirigeva l’Orchestra sinfonica della radio di Stoccarda verso l’esecuzione perfetta della Moldava di Smetana.

Tre cose risaltano in quel video: il commovente attaccamento alla vita di un uomo che sta morendo e che proprio perciò sprigiona un fortissimo amore per l’essere così come si dà; la perfezione dell’arte, quando si mette in condizione di obbedienza, di ascolto (ob-audere) di un mistero che la precede e le chiede carne per incarnarsi; il nesso inscindibile tra persona, comunità e vocazione.

È impressionante, infatti, vedere quante volte – per raggiungere la perfezione del fine e dell’insieme – Fricsay chieda ai musicisti di essere «più individui», meno coesi, di rincorrersi e rispondersi l’un l’altro ma conservando la propria singola identità. Ed è impressionante vedere quante volte, per aiutarli a seguire il dettato dello spartito, suggerisca loro di non prenderlo troppo alla lettera, quante volte li esorti a «divertirsi», a «lasciarsi andare». Quante volte indichi loro una strada anche stretta per suonare certe parti, ma mai tendendo a un bene superiore – l’esecuzione – tanto presunto quanto astratto. Al contrario, i suoi suggerimenti, molto immaginifici ma anche praticabili, sono tesi alla realizzazione perfetta di ogni singola parte – e solo attraverso questa realizzazione, all’esecuzione perfetta del tutto. È il fine naturale di una comunità: sostenere il singolo nella risposta alla sua personale vocazione, e chiedere al singolo di restituire – nel divenire se stesso – il bene ricevuto.

In questo tempo sempre più cupo, dove la gioia è bandita e dove la sua nostalgia coincide spesso con la sua caricatura, Ferenc Fricsay ci ricorda la grazia e la bellezza di accogliere il nostro destino fino all’ultimo – e la multiforme, misteriosa grazia di dio, che lo ha chiamato su questa terra terra donandolo a se stesso e a noi che possiamo incontrarlo.

(© Daniele Gigli – Condivisione autorizzata a fini non commerciali citando la fonte)